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Breve storia della Medicina Vegetale |
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L’arte e la scienza di combattere i disturbi e le malattie per ridare
la perduta salute agli infermi, risale per certo, non solo ai primordi
dell’umanità, ma alla stessa apparizione degli animali sul globo
terraqueo.
Gli animali, infatti, si possono ritenere i primi scopritori delle
piante medicinali, per quel meraviglioso istinto che li guida nella
scelta dei cibi e dei medicamenti naturali.
Alcuni storici della medicina, attribuiscono le origini di essa agli
antichi Egiziani, ai Cinesi e agli Indiani, ma in realtà la terapia
entra nella vita dell’uomo, già un milione di anni fa con gli ominidi,
antenati diretti che nel giro di alcune centinaia di migliaia di anni
popolavano l’Asia, l’Africa, l’Europa, affrontando disagi e lotte per
la sopravvivenza. Nel giro di seicentomila anni, si susseguirono
quattro grandi cataclismi con periodi glaciali nei quali tutta l’Europa
settentrionale e centrale e l’Asia del nord si ricoprirono di ghiacci.
Le Alpi erano un mare di ghiaccio. Dominavano le renne e i mammut, i
pelosi rinoceronti e gli orsi delle caverne. In questi ambienti di
lotta e di disagio, di morte e di malattia, gli ominidi impararono a
lavorare la pietra e il legno per farsene armi da caccia; appresero a
curare le ferite applicando su di esse le erbe emostatiche e
disinfettanti, a imitazione degli animali o per le provvidenziali
scoperte che le occasioni offrivano ad essi. Per l’uomo primitivo le
armi e le erbe medicinali costituirono le uniche e vere difese contro
le insidie del clima e degli animali feroci.
La scoperta delle virtù riposte nelle piante dovette essere lunga e
faticosa. Dalla lenta esperienza, vissuta a proprie spese, nacque la
terapia vegetale, consistente nella somministrazione dei decotti,
infusi, impiastri e polveri di piante triturate, sia isolate che
associate, per ottenere degli effetti curativi più efficaci e stabili.
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LA SALUTE E LO SCOPO DELL’ESISTENZA |
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di Tommaso Palamidessi
La vita, con le sue alterne vicende di benessere e di disagio, di gioia
e di dolore, di salute e malattia, è un banco di prova, un tavolo di
collaudo, per avviare la coscienza verso la perfezione fisica e morale.
La vita è una scuola di santificazione ove le sofferenze per una
cattiva salute sono l’ammonimento per rettificare il nostro modo di
vivere, la nostra mentalità, e liberarci dal pesante condizionamento
dell’atavismo, della costituzione fisica trasmessa dal ceppo
ereditario. La vita è una palestra per raddrizzare la via che porta
alla santificazione, e concede l’unione con Dio.
Non a caso il Maestro Gesù dopo aver ridato ad alcuni credenti la
salute, li avvertiva di non peccare più, appunto per evitare che nuove
malattie peggiori sopravvenissero.
Il peccare è una trasgressione alle leggi del mondo della materia e
alle leggi del regno dello spirito. Spesso i malati di oggi sono i
figli di genitori o i nipoti di nonni che disubbidirono alle leggi
della Natura, e in questo caso lo stato di salute è condizionato dalla
costituzione bio-chimica, che predispone a certi disturbi per tutta la
vita.
La malattia è un prezioso campanello di allarme per consentire la
redenzione, e concedere alla coscienza il tempo di perfezionarsi e
capire i suoi errori e ciò che deve fare per guadagnare le vie
dell’evoluzione spirituale.
I grandi istruttori morali dell’umanità hanno indicato il sentiero da
percorrere, ma lo sforzo, sia pur sorretti dalla mano paterna di Dio,
lo sforzo è nostro.
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GLI SCOPI DELLA MEDICINA ERMETICA |
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di Tommaso Palamidessi
L’uomo fisicamente sano, con gli organi armonizzati fra di loro, ben
nutrito ha in sé le doti materiali, morali e intellettuali per essere
felice ed esercitare le virtù. Egli è calmo, coraggioso, attivo, di
buon umore, padrone dei propri nervi e carico di forza vitale che gli
consente spontaneamente di trasmettere e ricevere il pensiero.
Viceversa l’individuo anemico, malato di fegato o di reni, è sempre
irascibile, di pessimo umore, inquieto e incapace di esercitare una
qualsiasi attività, senza affaticarsi e offrire sterili risultati.
Perciò fin da quando gli uomini hanno cominciato a riflettere, il corpo
sano si è ritenuto come la condizione fondamentale del successo
materiale e spirituale. Irremovibili in questa convinzione, assillati
da questa constatazione, per innumeri età, filosofi e scienziati hanno
lottato contro le forze distruttive e trasformatrici della Natura, con
la speranza di trovare un metodo infallibile per giungere al benessere
fisico, al dominio dell’organismo fisico-anatomico, delle sue correnti
vitali e nella speranza di scoprire il segreto atto ad eliminare la
sofferenza, la malattia e la morte.
Dunque: non morire mai, resistere alla disgregazione operata dal tempo,
continuare lo svolgimento felice e sereno della propria vita organica,
morale e intellettuale, è stato sempre il sogno dei grandi uomini.
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