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BELLADONNA

Nome botanico latino. Atropa belladonna L.
Famiglia botanica Solananacee/Lycinee.
Non si confonda con la Belladonna del Giappone, Scopolia japonica Maxim.
Significato del nome. Atropa, dal greco atropos = inesorabile, crudele, da cui Atropos = una delle tre Parche della mitologia: colei che recide il filo della vita. Chiara allusione alle sue proprietà mortifere. Belladonna - secondo il parlare veneziano. Nel Rinascimento, dal XV al XVI secolo, si usava il succo delle bacche sia per dare splendore agli occhi, sia come belletto e l’acqua distillata per dare bellezza alla pelle del volto.
Nomi internazionali. It.: Belladonna. Fra.: Belladone. Ingl.: Belladonna. Ted.: Toll-kirsche. Sp.: Belladona.
Nomi dialettali. Solatro maggiore (il Solatro minore è il Solanum nigrum L.), Bella dama, Parmentana, Solano furioso, Erba morellina, Ilina, Morella furiosa, Tabacco selvatico, Erba bella, melanoceraso, tabaccuni.

Descrizione botanica. E’ una pianta erbacea perenne, alta da 1 a 1,50 m. Radice grossa, rizomatosa e carnosa. Caule eretto, fistoloso, alla base glabro e semplice, pubescente e ramificato in alto. Foglie ovali-ellittiche, intere, brevemente picciuolate; le superiori alterne, quelle di mezzo (mediane) gemine e ineguali. Fiori violacei, regolari. Essi sono portati all’ascella da peduncoli solitari. Cinque sepali, ovali-acuti. Corolla tubulosa-campanulata con 5 lobi. Cinque stami, inclusi. Nel fondo del tubo della corolla si trovano inseriti dei filamenti. Ovario a due carpelli, pluriovulato, biloculare. Bacca succulenta, globosa, nera lucente, portata dal calice. I semi sono reticolati, compressi, reniformi.


Dove si trova. In Italia si trova qua e là, talora abbondante nei boschi freschi di latifoglie, verso i 1000 metri di altitudine (Zone sub-montane e montane). Alpi, Appennino, Sicilia, Sardegna. Nei boschi, radure, luoghi petrosi e ombreggiati, sul terreno calcareo montano dell’Europa centrale e meridionale, Asia del nord, Persia, Africa settentrionale. Ma si coltiva pure in Italia e fuori.
Parti usate. Le foglie che si devono raccogliere nella prima quindicina di agosto; le radici di piante già adulte di 3-5 anni, al principio della primavera o in autunno.
Fioritura. Giugno-agosto. Fiori violacei.
Tempo balsamico. Come già detto sopra: le foglie prima della fioritura, in maggio; la radice a settembre-ottobre o marzo-aprile.
Corrispondenze astrologiche. Ariete, Saturno, Venere, Mercurio, Nettuno.

Composizione chimica. Gli alcaloidi (0,25 - 0,9% nelle foglie, 0,4 - 1% nelle radici) l-giusquiamina, scopolamina o joscina, belladonnina, atropina, apoatropina o atropamina, bellaridina (nella radice); basi volatili piridiniche e pirrolidiniche; metilesculina, colina, asparagina, scopolina (glicoside), resina, fitosterina, acido crisatropico, acido succinico, tannino, zuccheri, amido, enzimi, ossalati di calcio, di magnesio e ammonio.
Azione farmacodinamica. Antiemetica, antiepilettica, antisecretiva, eccitante cerebrale, eccitante del sistema nervoso centrale, galattofuga, narcotica, parasimpaticolitica, sedativa, stupefacente, vasocostrittrice periferica.

Applicazioni terapeutiche.
Antispasmodico (e perciò utile negli spasmi e coliche gastro-intestinali, biliari, renali, vescicali, utero-vaginali; broncospasmi, asma bronchiale) anafilassi, aritmia extrasistolica, asma, blocco atrio-ventricolare, blocco renale, bradicardia sinusale, broncorrea, cistospasmo, convulsioni, corea, delirium tremens, dismenorrea, emorroidi, encefalite letargica dei bambini, epilessia, febbre da fieno, infarto del miocardio, ipersecrezioni, mal di moto, nevrosi celiaca, pertosse, poliuria, spasmi, sudorazione, tabe dorsale, vomito. Quindi, la Belladonna, come antisecretivo, giova nella scialorrea, gastrosuccorrea, ipercloridria, ipersecrezione bronchiale, iperidrosi. E’ un midriatico (dilata la pupilla). Si usa nella cura del parkinsonismo postencefalitico.
Controindicazioni. Affezioni epatiche e renali, cardiache, distonie nervose gravi, nevrastenia, insonnia. Glaucoma.
Incompatibilità. Alcali, bromo, cloro, iodio, ioduri, muscarina, pilocarpina, sali di metalli pesanti, tannino.

Preparazione e dosi. Riassunto.
Attenzione! Essendo una pianta velenosa, e quindi mortifera, se le dosi superano, quelle stabilite dall’esperienza farmacologica, per nessuna ragione si devono superare le dosi qui indicate, e bisogna sospendere in caso di intolleranza, ricorrendo agli antidoti.

Tintura: estratto fluido delle foglie gr. 12 in 88 d’alcool a 70°, oppure si mettono in macerazione gr. 10 di foglie secche in 100 gr. d’alcool a 70°. Dose: 5-15 gocce per volta, al massimo tre grammi pro die (1 gr. di tintura = 53 gocce).
Sciroppo: 5 gr. di tintura in 95 gr. di sciroppo di zucchero. Dose: 5-30 gr. al giorno.
Polvere: 0,02-0,15 gr. in pillole.
Tintura di radici: 10 gr. d’estratto fluido di radice in 90 gr. d’alcool a 60°. Dose: 10-50 gocce al giorno non tutte in una volta, ma frazionate.
Estratto etereo di belladonna: gr. 10 in 90 gr. d’olio di oliva, per frizionare contro i dolori reumatici e muscolari (nevriti e mialgie). Non insistere troppo, per evitare di fare assorbire troppo veleno, dalla parte frizionata.


Tratto dal Grande Erbario Medicinale
di Tommaso Palamidessi 


 
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