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BETULLA

Nome botanico latino. Betula alba L.
Famiglia botanica. Betulacee.
Significato del nome. Dal celtico betu o dal bretone bedu = betulla.
Sinonimi botanici. Bétula verrucosa Ehrh. Bétula péndula Roth.
Nomi internazionali. It.: Betulla. Fr.: Bouleau blanc. Ingl.: Silver Birch. Ted.: Hange-Birke. Sp.: Abedul.
Nomi dialettali. Bedollo, Beola, Bida, Midolla, Dedieja, Bogol, Spazzadorare, Bagolaro, Len blanch, Bidello, Alvaniello, Betudda, Vituddo.

Descrizione botanica. Albero coltivato e spontaneo, alto 15-25 metri. La caratteristica del suo tronco è la scorza bianca che si stacca in grandi lamine papiracee. Gemme glabre. Rami flessibili, sottili, lunghi, pendenti o eretti, glutinosi o verrucosi. Foglie lucenti, alterne, lungamente picciuolate, romboidali o ovato-triangolari, acuminate, con un margine doppiamente e irregolarmente dentato; le giovani foglie sono pelose e glutinose, mentre le adulte si presentano glabre, cioè senza peli. Fiori riuniti in amenti di due tipi. Amenti staminiferi pendenti, sessili, costituiti da brattee pelate con 2 stami, filamenti uniti con le antere quasi per metà. Amenti pistilliferi solitari e laterali più corti, formati da squame. Ovario con due stimmi caudati, binoculare. Frutto (samara) con due lobi. Il seme è pendente.


Dove si trova. E’ originaria dell’Asia settentrionale e centrale. Comune nell’Europa settentrionale (Svezia, Norvegia) e centrale. Canadà (Quebec, Nuova Scozia), Alpi, Appennini, Etna. Questo albero cresce nei luoghi incolti e asciutti, nei boschi radi, lungo il letto dei torrenti, in terreno siliceo, dal piano alle zone dei monti superiori dell’Europa, Russia settentrionale, Asia Minore centrale e Marocco.
Parti usate. Le foglie e le gemme. Di rado le radici.
Fioritura. Aprile-maggio; frutti: giugno-agosto.
Tempo balsamico. Le foglie in aprile-maggio; le gemme in febbraio, e si possono conservare secche in luogo asciutto per tutto l’anno.
Corrispondenza astrologiche. Bilancia Scorpione Giove Venere.

Composizione chimica. Le foglie: oltre alle stesse sostanze della gemme, quali betulalbina, resina, acido betulinico, saponine, zucchero, anche l’acido tannico.
Gemme: acido betulinico, betulalbina, olio essenziale, acido nicotinico. La sostanza resinosa ha proprietà consimili a quelle del balsamo copaive. Radici: betulina, acido betuloretinico e betulalbina.
Applicazioni terapeutiche. Albuminuria, artritismo, broncolitiasi, cellulite, chiromegalia di origine gottosa, cistectasia, colemia, eczema da nefrite, edema cellulitico, edema cardiovascolare, efflorescenza della pelle, erpete, febbre tifoidea, gotta viscerale, idropericardio, idropisia cardiaca e renale, insufficienza epatica, litiasi biliare, renale e vescicale, pielonefrite, prurito itterico, reumatismo intramuscolare, scrofola, steatorrea, uraturia, uricemia.

Preparazioni e dosi. Riassunto.

Infuso: foglie gr.10-50 sminuzzate in 1 litro di acqua bollente. Quando la temperatura del recipiente sarà scesa a 40°C, si aggiunge un grammo di bicarbonato di sodio affinché la soluzione del principio attivo nell’acqua sia resa più facile (Moreau). L’infusione deve durare 30 m. Se ne bevono 2-3 tazze durante la giornata.

Decotto di gemme: se ne devono bollire 100-150 grammi in 700 grammi d’acqua sino a ridurne a 500 gr. Se ne berranno 2-3 bicchieri al dì.

Decotto di foglie e gemme: 20-25 gr. per 1 litro d’acqua. Ricordarsi sempre di aggiungere 1 grammo di bicarbonato di sodio. Si usa pure il decotto di corteccia.

Estratto fluido: (gr. 1 = 42 gocce). Dose: grammi 5-10 al giorno.

Estratto secco idroalcoolico: (una parte = 9 parti di droga). Dose: gr. 0,8-2 al giorno.

Tintura: estratto fluido di betulla gr.20, alcool di 60° gr. 80. Dose: mezzo cucchiaio per dose due o tre volte al dì.

Sciroppo: 2-4 cucchiai.

Cura delle malattie. Questa pianta è entrata nella terapia dopo il secolo XVI sino ai nostri giorni. Si usava la linfa chiara o l’acqua che si otteneva forando il tronco. Questa linfa, bevuta a lungo, elimina i calcoli dalla vescica e dai reni; facendone gli sciacqui cura le ulceri della bocca. Questa linfa cura anche lo scorbuto, l’itterizia, la podagra, la nefrite e i depositi di acido urico. Ne parlano a lungo il Mattioli. Van Helmont la considerava uno specifico nella litiasi renale e nella stranguria, cioè nella spasmodica e dolorosa emissione di urina. Il decotto della corteccia ha dato dei risultati nelle febbri intermittenti. Leclerc consiglia l’uso della Betulla contro le celluliti, perché favorirebbe l’eliminazione del colesterolo e dell’acido urico cui seguirebbe la scomparsa e l’eliminazione dei noduli fibroconnettivali. Petrowska diede la dimostrazione della notevole azione della Betulla nell’attività coleretica. Dessy e Magrini affermano che un estratto iniettabile di foglie è stato efficace nella febbre tifoide, iniettato per via endovenosa. La prima iniezione endovenosa di 5-10 cc. di questo estratto, fece cadere nei tifosi la temperatura. Ripetute ogni 1-2 giorni le iniezioni dettero quasi sempre, dopo 3-4 iniezioni la cessazione della febbre e di tutti i disturbi. Una simile attività si potrebbe attribuire all’azione antibiotica che il Mela ha accertato negli estratti fluido e secco acquoso della Betulla, nei confronti del Bacillo coli, il B. anthracis e gli staffilococchi aureus, albus e di Oxford.
Già nel 1897 il dott. Winterniz aveva preso di mira questo albero, per studiarne gli effetti delle foglie in infuso, sugli edemi di origine cardio-renale e nelle diverse manifestazioni dell’idropisia, e ne ebbe incoraggianti risultati. Osservò addirittura un aumento dell’urina da 400 grammi fino a 2500, con la scomparsa dell’albuminuria, dei gonfiori e le difficoltà di respirazione. A questa potente diuresi non si verificarono mai alterazioni renali. Questi risultati sono stati confermati anche dal dott. Huchard che osservò nella Betulla un potente e innocuo diuretico.
Il carbone, ottenuto con la carbonizzazione del legno e ridotto in polvere sottile è antisettico sulle scottature e le piaghe. Anche la scorza dei giovani rami, ha delle proprietà depurative, aperitive, diuretiche, eccitanti, ma assai meno delle foglie e delle gemme.

Tratto dal Grande Erbario Medicinale
di Tommaso Palamidessi 


 
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