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BOSSO

Nome botanico latino. Buxus sempervirens L.
Famiglia botanica. Buxacee
Significato del nome. Da pyxos, nome greco del Bosso.
Nomi internazionali. It.: Bosso o Mortella. Fr.: Buis. Ingl.: Box. Ted.: Gemeiner Buchsbaum. Sp.: Boix.
Nomi dialettali. Bossolo, Busso, Busciu, Martlét, Martè, Buss, Sboss, Verdo, Murtella, Foraverd, Martleina, Abbuscio, Busce, Aguscio, Buscicu, Bussulu.

Descrizione botanica. Arbusto spontaneo e coltivato sempreverde che può arrivare all’altezza di 2-5 m. I fusti sono pubescenti, lungamente tortuosi, giallastri, tetragoni e dotati di scorza cenerina. Foglie opposte, brevemente picciuolate, con due lamine coerenti al margine, ellittiche oppure oblunghe, glabre, coriacee e lucenti, di un bel verde olivastro sopra, verde pallido sotto, accompagnate da stipole piccoline. Fiori verdastri, sessili, disposti in compatti glomeruli, sub-globosi, involucrati da brattee embricate, in un punto che si può chiamare l’ascella delle foglie superiori. Fiorellini monoici giallognoli. Sepali 4, liberi, ineguali. La corolla è nulla. Gli staminiferi possiedono un calice con 4 stami inseriti sopra un ovaio rudimentale e 1 bratteola. Il calice dei pistilliferi è circondato da tre bratteole. L’ovario si presenta con 3 logge biovulate. Stili nel numero di tre, scanalati all’interno, persistenti. Capsula lucente, grossa, giallastra, a 3 valve loculicide. La capsula che si apre con uno scatto, ha semi neri, lucenti, oblunghi, trigoni.


Dove si trova. Cresce spontaneo o coltivato. Lo troviamo coltivato per cingere le aiuole delle ville, nelle siepi dei giardini, nelle spalliere, nei boschetti, comunissimo in tutta Italia. E’ sempre verde, ha foglie somiglianti al mirto, ma sono più piccole e arrotondate in cima. Quando è selvatico lo troviamo abbondante nei luoghi rocciosi, aridi, calcarei della penisola, dal piano ai monti (Alpi e Appennino centrale e settentrionale), ma anche in Corsica, Sardegna, nelle altri parti dell’Europa centrale e meridionale, nell’Asia occidentale, nell’Africa settentrionale, Caucaso, Himalaia.
Parti usate. Le foglie e la corteccia.
Fioritura. Aprile-maggio.
Tempo balsamico. Da luglio a marzo.

Composizione chimica. Un principio amaro, olio essenziale, resina, sostanze pectiche, gomma, alcuni alcaloidi: bussina, parabussina, bussinidina, parabussinidina, bussanina.
Azione farmacodinamica. Aperitiva, colagoga, diaforetica, emocatartica, febbrifuga, lassativa, emetica, antimalarica.
Applicazioni terapeutiche. Angiocolite, anoressia, ascite, chiromegalia di origine gottosa, colecistectasia, colemia, diatesi artritica, epatite da sifilide, eczema da epatite, febbri intermittenti e malariche, gotta, inappetenza, inerzia epatica, itterizia, Lue secondaria, podagra, reumatismo articolare cronico, stasi biliare, stipsi cronica da ipocolia, stitichezza ipertonica e ipotonica.

Preparazioni e dosi. Riassunto.
Decotto 5%, ebollizione 10 minuti. Bere da 1 a 2 tazze.
Infuso: 2-3% a tazzette per sudare; 3-4% una tazza, per evacuare.
Tintura: da 1 a 5 grammi. XX gocce per dose. Da 1 a 2 volte al giorno.
Alcolatura 1-3 gr.
Polvere di foglie, 2-4 gr.
Vino di bosso 30-100 gr.
Sciroppo da prendersi a cucchiai.
Estratto idroalcoolico: 0,50-1 gr. in pillole al giorno.
Acqua distillata: 50-100 gr. pro die.

Tratto dal Grande Erbario Medicinale
di Tommaso Palamidessi 


 
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