| DULCAMARA |
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Nome botanico latino. Solanum dulcamara L. Descrizione botanica. Arbusto perenne strisciante e rampicante, a fusto legnoso, flessibile. Foglie color verde cupo, munite di picciuolo, le inferiori a forma di cuore, quelle superiori divise in tre parti con le due laterali più piccole di quelle di mezzo. Fiori color violetto con una macchia gialla, sbocciano da giugno a settembre. Il fusto è alto m. 1-2. I frutti sono delle piccole bacche rosse-violacee, ovoidi, verdi, poi rossi, circondati alla base dal calice persistente. Semi reniformi.
Composizione chimica. Dulcamarina (glucoalcaloide) che si scinde in dilcamaratina e zucchero; solaceina e solaneina (glucoalcaloide) che si sdoppiano in solanidina e zucchero; solanina (alcaloide), resina, acidi dulcamaretico e dulcamarico (saponine acide) tannino. Applicazioni terapeutiche. Attenzione! Ad alte dosi la Dulcamara produce fenomeni tossici analoghi al Giusquiamo, cioè vomiti, urina abbondantissime, sudori profusi, diarree. E’ principalmente l’azione della solanina che in dosi eccessive è un veleno. I crampi, la diminuita frequenza del respiro, e nei casi più minacciosi, paralisi respiratoria, si combattono con emetici, purganti, assorbenti ed eccitanti. Ottimo rimedio contro le malattie della pelle; acne giovanile e della menopausa, dartri, eczemi, erpeti, prurigo, psoriasi. La cura per la pelle si comincia con piccole dosi che vanno aumentate gradatamente. Quando si avvertono i fenomeni tossici visivi, nausee e vertigini leggere, si ferma la dose e si mantiene quel livello. Si associano prodotti antimoniali. La Dulcamara agisce contro la gotta, iperadipogenia, iperviscosità del sangue, pletore, reumatismo e scrofola.
Preparazioni e dosi.
Decotto di 20-30 grammi di frammenti secchi di ramoscelli bolliti per trenta minuti circa in un litro d’acqua, da consumarsi nel corso della giornata. E’ efficace nei catarri cronici, dolori reumatici.
Cataplasmi contro i tumori, foruncoli e affezioni reumatiche. Il cataplasma si deve applicare caldo dopo averlo preparato con 4 manciate di foglie o di sommità fiorite, gr.125 di farina di lino, gr. 200 di grasso di maiale e gr. 1000 di vino; si fa bollire il tutto fino a raggiungere la voluta consistenza. Decotto depurativo, si ottiene con un pugno di parti secche da far bollire in un litro d’acqua per mezz’ora, bevendone il filtrato nel corso della giornata. Si adopera nella primavera e autunno, come emolliente, risolvente delle vie respiratorie.
La tintura si prende alla dose di 2-3 grammi. E’ pianta velenosa. Tratto dal Grande Erbario Medicinaledi Tommaso Palamidessi
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