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Nome botanico latino. Hyoscyamus niger L.
Famiglia botanica. Solanacee/Hyoscyaminee.
Significato del nome. Dal greco hyòs-kiaos: fava del porco; perché il maiale può mangiarne impunemente, mentre l’uomo resta avvelenato. Ma la notizia è parzialmente vera, perché il Sofista, Claudio Eliano (III sec. d.C.), autore del De natura animalium, scriva che i cinghiali quando mangiano i frutti del Giusquiamo, sono presi da violente convulsioni, ma si salvano bagnandosi e bevendo nei ruscelli. Niger, nero, perché la gialla corolla imbutiforme possiede un reticolo violaceo che nell’interno si infittisce talmente sino a formare una macchia scura. Nella varietà pallidus Waldst. e K. questa macchia può mancare. Questa pianta velenosa, ma medicamentosa, se opportunamente dosata era conosciuta ai Babilonesi, gli Egizi e gli antichi Indiani, i Persi e gli Arabi, dai Greci e dai Romani. Nel papiro di Ebers viene ricordata come calmante per il mal di denti. Nel XV secolo serviva da narcotico e analgesico nel corso delle operazioni chirurgiche. In tutto il Medio Evo sino ai giorni nostri si è usato come droga per facilitare le facoltà parapsicologiche, quali la profezia, la visione del mondo astrale o dei trapassati. Cornelio Agrippa, medico e mago ne ha parlato, così gli Occultisti del Rinascimento. L’Oppio, il Betel, Belladonna, Stramonio e Giusquiamo facevano parte, con la Cicuta e la Canapa Indiana di speciali filtri e unguenti, per lo sdoppiamento psichico e la proiezione a distanza di forze. Può darsi che di ciò ne parli in dettaglio in altra pubblicazione.
Nomi internazionali. It.: Giusquiamo nero. Fr.: Jusquiame noire. Ingl.: Henbane. Ted.: Bil-Senkraut. Sp.: Beleno negro.
Nomi dialettali. Fava porcina, Pilingella, Alterco, Erba apollinaria, Erba da piaghe, Erba càmola, Erba da le scudele, Cassilagine, Endormie, Dente de vescia, Ciufellucce, Cungarelle, Zambugnara, Buoglie, Zucamèle, Grassudda, Folla de opus.
Descrizione botanica. Pianta erbacea annua o biennale, alta 80-100 cm., ricoperta di peli vischiosi, setosi e bianchi. Radice fusiforme, ramificata, lunga. Fusto semplice o poco ramoso alla estremità, eretto. Foglie molli, semplici, ovato-oblunghe o triangolari lanceolate, vellutate, sinuate-pennatifide. Fiori giallo-pallidi, ascellari, subsessili, disposti come una spiga compatta terminale. Calice campanulato con cinque denti acuti. Corolla a forma d’imbuto, con cinque lobi. Stami cinque. Ovario biloculare. Capsula globosa, fornita di apertura circolare. Semi reniformi, bruni, piccoli, numerosi.
Dove si trova. Europa, Asia, Africa settentrionale. In Italia è comune lungo le strade presso le abitazioni rurali, sulle macerie (pochi esemplari). Viene pure coltivata.
Parti usate. Le foglie e i semi.
Fioritura. Maggio-agosto.
Tempo balsamico. Foglie e semi da raccogliersi al secondo anno. Le foglie all’inizio della fioritura. I semi a maturazione.
Corrispondenza astrologica. Saturno, Cancro, Sagittario, Acquario.
Composizione chimica. Le foglie, i semi e la radice hanno in prevalenza due alcaloidi, la josciamina e la scopolamina. La josciamina nel corso dell’essicamento o per riscaldamento si trasforma (non tutta, ma in parte) in atropina. La scopolamina è per lo più presente nei semi. Lo Giusquiamo contiene pure joscipicroside (eteroside amaro), stearina, un olio grasso, gomma, mucillagine, amido, zucchero, sali di magnesio, potassio e calcio.
Azione farmacodinamica. E’ una droga narcotica analoga alla belladonna, anche questa della famiglia delle Solanacee, ma più energica, sedativa, antispasmodica e ipnotica. Le sue proprietà si possono così riassumere: Analgesica, antiasmatica, antidrotica, antinevralgica, broncosedativa, disintossicante da alcool, midriatica, narcotico-sedativa, spasmolitica.
Applicazioni terapeutiche. Via interna: Alienazione mentale, angina pectoris, ansietà, asma bronchiale, broncorrea, cistalgia, congestione cerebrale, corea isterica, deliquio, delirium tremens, dislogamento, gastrospasmo, insonnia, metralgia, nevralgia del trigemino, nevrosi, paralisi agitante, sudore notturno, tenesmo, tosse convulsiva. Associato ai purganti impedisce le coliche e ne facilita l’azione. Si unisce ai purganti drastici per attutire i dolori dovuti alla peristalsi (tenesmo).
Via esterna: Artralgia, edema da trauma, gonalgia, lombartrite, mastodinia, mialgia, nevralgia, orchite, rachialgia, reumatalgia, sciatalgia. Infatti l’olio o le pomate al giusquiamo hanno azione immediata e sicura nelle nevralgie locali.
Preparazioni e dosi.
Attenzione! E’ pianta velenosa. Siate cauti nel suo uso, non superate le dosi qui indicate, ma piuttosto tenetevi al di sotto.
Il Giusquiamo si associa bene con lo Stramonio, la Cicuta, la Belladonna, l’Aconito, Lavanda, Menta, Rosmarino, Timo, Podofillo, Ipecacuana, Valeriana, Oppio, Noce vomica.
Polvere delle foglie: in ostia 20-60 centigrammi al giorno. Ma è meglio usarne ancora meno, ad aumentare c’è sempre tempo.
Estratto fluido: 10-20 gocce al giorno (1 gr. = 51 gocce).
Tintura: 10 gr. di foglie in 100 gr. d’alcool a 70°; oppure 10 gr. d’estratto in 90 gr. d’alcool a 70°: 4-10 gr. al giorno.
Sciroppo: 10-30 gr.
Sigarette (delle foglie) contro l’asma e come antidrotiche.
Olio per uso esterno: estratto fluido etereo di giusquiamo gr. 10, olio di olive gr. 90: agitare bene e usarlo per linimento e frizioni contro i dolori artritici e i reumatismi. Per lo stesso uso si può ricorrere al decotto con 50 gr. di foglie in 1 litro d’acqua, per farne lozioni e impacchi. Non insistete troppo nell’applicazione perché l’esagerato assorbimento della pelle è velenoso. Pianta meravigliosa per vincere il dolore, ma a patto di essere cauti.
Tratto Grande Erbario Medicinale
di Tommaso Palamidessi
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