| Breve storia della Medicina Vegetale |
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L’arte e la scienza di combattere i disturbi e le malattie per ridare
la perduta salute agli infermi, risale per certo, non solo ai primordi
dell’umanità, ma alla stessa apparizione degli animali sul globo
terraqueo.
Gli animali, infatti, si possono ritenere i primi scopritori delle
piante medicinali, per quel meraviglioso istinto che li guida nella
scelta dei cibi e dei medicamenti naturali.
Alcuni storici della medicina, attribuiscono le origini di essa agli
antichi Egiziani, ai Cinesi e agli Indiani, ma in realtà la terapia
entra nella vita dell’uomo, già un milione di anni fa con gli ominidi,
antenati diretti che nel giro di alcune centinaia di migliaia di anni
popolavano l’Asia, l’Africa, l’Europa, affrontando disagi e lotte per
la sopravvivenza. Nel giro di seicentomila anni, si susseguirono
quattro grandi cataclismi con periodi glaciali nei quali tutta l’Europa
settentrionale e centrale e l’Asia del nord si ricoprirono di ghiacci.
Le Alpi erano un mare di ghiaccio. Dominavano le renne e i mammut, i
pelosi rinoceronti e gli orsi delle caverne. In questi ambienti di
lotta e di disagio, di morte e di malattia, gli ominidi impararono a
lavorare la pietra e il legno per farsene armi da caccia; appresero a
curare le ferite applicando su di esse le erbe emostatiche e
disinfettanti, a imitazione degli animali o per le provvidenziali
scoperte che le occasioni offrivano ad essi. Per l’uomo primitivo le
armi e le erbe medicinali costituirono le uniche e vere difese contro
le insidie del clima e degli animali feroci.
La scoperta delle virtù riposte nelle piante dovette essere lunga e
faticosa. Dalla lenta esperienza, vissuta a proprie spese, nacque la
terapia vegetale, consistente nella somministrazione dei decotti,
infusi, impiastri e polveri di piante triturate, sia isolate che
associate, per ottenere degli effetti curativi più efficaci e stabili.
Alla perduta immunità personale nei confronti delle forze della Natura, i primi abitatori della terra supplirono alla debolezza costituzionale, alla facilità di ammalarsi al più lieve strapazzo fisico e mentale, ai cambiamenti atmosferici stagionali, con le radici, le foglie, i fiori e talora anche i frutti delle piante medicinali: piante, scoperte spiando gli animali che sanno quali erbe divorare per liberarsi da un imbarazzo gastrico e facilitare il vomito, o contro quali erbe strofinare le carni ferite per farle nuovamente rinsaldare. A proposito narra Aristotele, filosofo greco del 384 a.C., che l’uso del Dittamo (Origanum dictamus) per disinfettare e saldare le ferite venne indicato dalle capre. Plutarco sostiene che l’orso libera l’intestino dopo il letargo invernale, mangiando l’Arum maculatum, il velenoso Aro conosciuto dai nostri contadini sotto il nome di “cavolaccio di macchia”. Cicerone indica le cerbiatte scopritrici del Seseli montanum che brucano prima di partorire. Gian Battista Porta nel trattato “Magia naturale” ricorda che l’asino per liberarsi dall’atrabile, mangia l’Asplenium o Felce. E gli esempi si potrebbero riportare a non finire, fino alla cicogna, alla quale si attribuisce la scoperta dell’Origano comune, e forse per questa scoperta è stata immortalata dagli antichi fondatori della facoltà di medicina di Parigi. L’emblema parigino di detta facoltà raffigura una cicogna che serra nel becco un ramoscello di origano. Molte altre proprietà delle erbe si sono svelate attraverso gli avvelenamenti e particolari sintomi in individui nutriti con le carni di uccelli nutritisi di bacche velenose: commestibili per tali animali, ma tossiche per l’uomo. Dalle osservazioni sulle bestie, lo studio dei semplici, cioè delle piante, fu sviluppato dagli Ebrei, Egiziani, Greci, Etruschi e Romani per culminare nel Medio Evo, attraverso l’opera abilissima e paziente degli eremiti, dei monaci, medici e alchimisti che cercavano delle sostanze vegetali, minerali e animali per prolungare la vita umana, guarire tutte le malattie e potenziare lo spirito. La prima farmacopea ufficiale cinese aveva già un repertorio di 730 medicamenti, con 101 ricette molti secoli fa, quando T’ao Hong-King, matematico, medico e alchimista, vissuto fra il 452 e 536 avanti J.C. ne curò la redazione. Trenta secoli avanti Cristo, l’imperatore Chen Nong che si interessava di erbe medicinali provandone la proprietà su sé stesso, avrebbe composto il primo Pen-ts’ao o raccolta di materia medica (1). La farmacopea cinese tradizionale, alla quale fanno riferimento poi tutti i farmacologi, poggia sul colossale lavoro di un solo uomo che vi consacrò trent’anni della sua esistenza: Li Che-tchen (1518 - 1593). Il trattato di materia medica di Li Che-tchen è una enciclopedia che ricominciò tre volte senza poterla vedere pubblicata. Per farla consultò 360 trattati medicali e 591 opere scientifiche apparse dopo Chen Nong. Il suo Pen-ts’ao Kan-mou (compendio generale della materia medica) comprende 1100 figure illustrative, 12.000 ricette e formule, vi sono descritte 1074 sostanze vegetali, 443 animali e 354 minerali. In suo onore la Repubblica popolare cinese nel 1996 volle redergli omaggio emettendo un francobollo con la sua effigie. A parte le notizie di Diodoro Siculo, i numerosi papiri egiziani ritrovati con gli scavi, testimoniano la competenza degli antichi sacerdoti egizi in fatto di piante medicinali e di sostanze minerali e animali adatte a curare le malattie. Salomone, Isaja, Cambise e Alessandro Magno, furono anche farmacisti (2). Non meno famosa fu la scuola di Alessandria d’Egitto. Molti re e principi si dedicarono alla botanica fra i quali Mitridate del Ponto, così Attalo Filometore, che fu re di Pergamo, coltivava egli stesso nel suo giardino l’elleboro, il giusquiamo, l’aconito e la cicuta per fare le sue esperienze farmaceutiche. Ippocrate, sebbene fosse un principe, preparava egli stesso i medicamenti, e raccoglieva le erbe per distribuirle ai suoi malati. Nella via Sacra in Roma, il celebre Galeno ricettava con le erbe medicinali le sue cure per Marco Aurelio e Settimio Severo. Un periodo aureo si ebbe con l’accademia scientifica di Bagdad nel 640, quando gli arabi si distinsero con valenti botanici e alchimisti. Agli Arabi si devono le parole Alcool, Siroppo, Canfora, Alchermes. Il primo chimico arabo fu Geber del quale abbiamo numerosi trattati di alchimia, che ho avuto cura di studiare sin dalla mia giovinezza. (1) Cfr. Georges Beau - La mèdicine chinoise - Les Editions du Seuil, Paris 1965 (2) Cfr. Giuseppe Orsi - Farmacologia teorica e pratica - Milano 1866 Molto devono aver fatto gli Esseni, per i loro ripetuti contatti con l’India, anch’essa addentro nelle virtù delle erbe. Gli Esseni o terapeuti erano circa 4000 con vasti conventi nella zona del Mar Morto, ma dispersi o emigrati con la devastazione di Gerusalemme nell’anno 70 dopo Cristo, ad opera delle legioni romane. Nel cercare le cause ed i fattori che facilitano le malattie, le sofferenze e la morte, scoprirono negli influssi degli astri e dello Zodiaco, una delle cause più potenti per predisporre ai malesseri. Fu per essi l’inizio di molte osservazioni e comparazioni, prima empiriche, poi sistematiche, delle posizioni degli astri nel cielo di nascita comparate a quelle del giorno in cui i sintomi dei loro malati si accentuavano. Vennero gettate le basi dell’astrologia medica (chiamata oggi Cosmopatologia) (1), la scienza che studia le vibrazioni siderali degli astri sul carattere, la costituzione, il temperamento, la salute. Non tardarono a scoprire i rapporti e le affinità tra gli effetti di una posizione planetare e quelli di un dato farmaco vegetale, essendo gli influssi delle stelle energia chimica radiante, mentre il vegetale è costituito di energia chimica corporificata. Col tempo l’attenzione si rivolse anche alle proprietà dei metalli e delle ghiandole animali, e perciò nacquero in India, come già era accaduto nell’Atlantide, in Caldea, in Grecia, i sodalizi sacerdotali ove la terapia astrologica a base vegetale e minerale fu ritenuta un’Arte sacra, trasmissibile ai soli Adepti quale branca dell’Alchimia (2). Qui non intendo dilungarmi troppo sulla storia della medicina vegetale, ma ho ritenuto indispensabile sfiorare almeno un pochino l’argomento, anche perché questa storia è anche la storia del progresso umano che ci ricorda Ermete Trismegisto, gran sacerdote egiziano, Iniziatore di una grande filosofia ove l’arte del guarire e di perfezionarsi spiritualmente hanno dato un carattere non solo a tutto il Medio Evo, ma sino ai tempi nostri. Sono pochissimi i medici e farmacologi che si rendono conto dell’importanza e della lungimiranza degli Alchimisti, precursori della fisica atomica. La terapia vegetale e minerale è tutta di derivazione ermetica, rosacruciana, con i contributi di Raimondo Lullo, Teofrasto Paracelso, Roberto Fludd, Crolio, Leon Vannier, etc. Già con Ermete, gli Esseni, Ippocrate di Cos, padre della medicina greca del 460 a.C. si conoscevano i tre metodi per curare tutte le malattie: 1) il metodo allopatico; 2) il metodo omeopatico; 3) il metodo medianico o dei guaritori magnetici. Si chiama allopatico il metodo ordinario per curare una malattia con dei rimedi contrari ai sintomi della malattia; è omeopatico il metodo di somministrare un farmaco i cui effetti sono simili ai sintomi della malattia, in modo che lo stato patologico artificiale prodotto dal farmaco, elimina quello naturale. Le dosi del medicamento sono piccolissime, attenuate, talora infinitesimali e dinamizzate mediante uno speciale processo di sbattimento automatico del farmaco che conferisce una potenza superiore. Il metodo omeopatico che praticavano Teofrasto Paracelso e tutti i medici della scuola paracelsiana fu rimesso in onore da Samuele Hahnemann (1755-1843) sebbene trascurando alcuni fattori importantissimi, quali la cosmopatologia, lo sfruttamento dei ritmi planetari e delle corrispondenze astrali, ha un valore e significato tutto particolare. Di esso ne riparleremo fra poco. Viceversa l’allopatia oltre che operare in opposizione ai sintomi, somministra il farmaco a dosi massive, e talora anche tossiche. Con ciò non si esclude il suo valore, perciò ha la sua importanza. In fine abbiamo il metodo medianico. Questo comporta ben altri principi. Non usa vegetali, né minerali o sostanze animali, salvo in certi casi, perché consiste in una trasfusione di forza vitale dal guaritore al malato. Questo modo di curare fu quello dei profeti, dei magi, dei santi. Il metodo medianico o dei guaritori è di grande potenza quando viene associato alla terapia vegetale. Oggi molti medici lo applicano con successo.
Tratto dal Grande Erbario Medicinale
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